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ROBERTO RAVALICO

Io ed il bonsai, che si potrebbe dire...
Sono nato nel 1962 e nell'autunno 1984 leggendo una rivista trovo un articolo sui bonsai, una FOLGORAZIONE. Immediata ricerca dei rari testi e reperimento delle prime piante.
I primi due anni li ho passati bonsaisticamente da solo ma viaggiavo in giro per l'Europa e così avevo l'occasione per visitare vivai e reperire testi.
Poi dal gennaio 1987 ho iniziato a frequentare alcuni "pazzi" come me e questo piccolo gruppo è diventato il Bonsai Club Trieste che grazie ad un paio di mostre e al grande interesse collettivo è diventato in un paio d'anni un club con una cinquantina di soci.
Purtroppo malgrado la mia immensa passione disponevo solo di un poggiolino di meno di 3 mq. che dovevo condividere con le esigenze della mia famiglia. Pertanto mi sono specializzato in shohin anche se coltivavo alcune piante sui 30 cm.
Negli anni successivi con il Club continuavamo a fare svariate attività e la vita sociale era molto dinamica con visite a vivai, corsi, mostre.
Nel frattempo si formava in città un altro gruppo di appassionati e dopo un paio d'anni riusciamo a unire le nostre forze e fondiamo l'Amatori Bonsai Trieste. Per alcuni anni sono stato "consigliere" prima del BCT e poi del ABT. Poi per motivi di tempo e di impegno ho rinunciato a ricandidarmi.
Nel frattempo la mia vita scorreva e cosi' mi sono sposato, ho fatto dei figli, tre traslochi e tutto questo "movimento" in certi momenti è stato causa di una certa disaffezione nei confronti delle mie amate piantine. Purtroppo causa i mille impegni nel 1996 ero rimasto solo con meno di una decina di bonsai (e una decina di prebonsai) che ora sono il "nucleo storico" della mia collezione. Ma quello è stato anche l'anno della svolta in quanto da quel momento in poi, disponendo di un giardino, non avevo piu' limiti di spazio e con l'irrigazione automatica, neppure di tempo (impegni famigliari permettendo).

Ma parliamo pure del mio approccio, dei miei sentimenti nei confronti del bonsai. L'aspetto iniziale più rilevante era l'assaporare la crescita delle piante e l'evolversi delle stagioni in un alberello che ti sta in una mano. Nei primi anni ero chiaramente fobico, sia per quanto riguarda le informazioni sia per la coltivazione, stressavo le mie amate con innumerevoli interventi e non dormivo la notte preoccupato se faceva troppo freddo, troppo caldo, se c'era il vento. Poi per il mio interesse su religioni e filosofie ero attratto molto dai discorsi pseudofilosofici sul bonsai. Ma negli anni questi approcci si sono modificati, ho analizzato altri punti di vista, sono maturato, ho cambiato idea, e ora delle sensazioni/passioni iniziali rimangono solo quelle che considero le più positive (devo tener anche conto del fatto che prima abitavo in centro città mentre ora abito circondato da un bosco cresciuto naturalmente). Ora l'aspetto principale è la sensazione di stupore inteso come meraviglia per la contemplazione estetica delle mie piantuzze che con il passare del tempo e delle stagioni cambia sotto i miei occhi. L'aprirsi delle foglie del ginkgo, con quel verde tenerissimo, la fioritura della forsizia o dei prugni, le ramificazioni dei boschi di olmo in inverno, i licheni sulla corteccia o la forma stessa della corteccia che matura negli anni, un pianta dopo anni di coltivazione alla potatura e alla sua prima messa in un degno vaso, il muschio con la rugiada del mattino, lo stupore e la soddisfazione provati durante un trapianto alla scoperta della base che si è formata in seguito alle mie "cure", queste sono le gioie che mi stanno accompagnando da vent'anni e che considero altamente positive.
Da queste note capirete che sono principalmente un coltivatore, uno che ha fatto talee, seminato, raccolto, usato tecniche varie, sperimentato, anche se ultimamente, visto il parco piante, sono stato costretto a malincuore a cedere/regalare per poter concentrarmi su cosa veramente mi dà le emozioni positive e non disperdere energia con un'attività che era diventata prettamente vivaistica e comportava solo oneri e poche soddisfazioni. Malgrado questo non riesco quasi mai a raggiungere nella coltivazione di una pianta lo stadio di "pronta per una mostra importante". I motivi possono essere principalmente due, primo sono conscio che un essere vivente si trasforma sempre e il bonsai non e' mai finito. Secondo nel bonsai considero prioritaria l'emozione che io provo e non la gratificazione del giudizio positivo degli altri, anche se non mi dispiace portare le piante alle riunioni del club o alle mostre sociali e confrontare le opinioni di tutti.

Le latifoglie. Adoro le latifoglie. Inizialmente ho provato di tutto, e per motivi di esposizione (o di esperienza?) le conifere non riuscivo proprio a farle sopravvivere, ma la mia passione si e' cementata con gli anni e principalmente continuo ad coltivare latifoglie (anche per la variabilita' stagionale e per le fioriture). E principalmente piante delle nostre zone o perfettamente acclimatate nelle nostre zone. Sarà forse monotono ma non ho problemi di coltivazione. Con essenze provenienti da altri climi ed altri continenti ho avuto molte difficoltà di adattamento. Sarà il microclima della zona in cui vivo o non riesco a capire le loro esigenze. Possiedo pure alcuni ficus retusa e benjamina.
Continua la mia passione per gli shohin anche se avendone tanti non riesco a raggiungere la "perfezione" di una volta, ma ora coltivo anche piante fino ai 60-80 cm.
Ho pure una passione sfrenata per i vasi, che in questi anni ho raccolto in giro. Li colleziono per la sensazione che mi danno, per la forma, il colore, la pattina.
Non sono un legatore, uso il filo solo quando indispensabile, sono uno "clip and grow" taglia e lascia crescere. E' piu' lento ma specialmente nelle latifoglie si vede notevolmente la differenza di maturità di una pianta.

Ora non mi resta che ringraziare Fabrizio, il catalizzatore del primo gruppo di bonsaisti di tanti anni fa, e grazie ai suoi insegnamenti ho potuto affrontare in modo lucido quell'universo inesplorato che per me era il bonsai. Naturalmente la scuola migliore è stata poi l'esperienza, perché per quanto uno ascolti, legga, visiti mostre, faccia corsi, ogni situazione è diversa e una certa sensibilità, un certo approccio, lo si acquisisce solo provando sulla propria pelle e trovando la propria via.

Roby
rroby_ts@libero.it

PS: non leggo la posta molto frequentemente quindi non preoccuparti se non ti rispondo subito

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Alla creazione del bosco, 2004 Trofeo ABT 2004