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Io ed il bonsai, che si potrebbe dire...
Sono nato nel 1962 e nell'autunno 1984 leggendo una rivista trovo
un articolo sui bonsai, una FOLGORAZIONE. Immediata ricerca dei
rari testi e reperimento delle prime piante.
I primi due anni li ho passati bonsaisticamente da solo ma viaggiavo
in giro per l'Europa e così avevo l'occasione per visitare
vivai e reperire testi.
Poi dal gennaio 1987 ho iniziato a frequentare alcuni "pazzi"
come me e questo piccolo gruppo è diventato il Bonsai Club
Trieste che grazie ad un paio di mostre e al grande interesse collettivo
è diventato in un paio d'anni un club con una cinquantina
di soci.
Purtroppo malgrado la mia immensa passione disponevo solo di un
poggiolino di meno di 3 mq. che dovevo condividere con le esigenze
della mia famiglia. Pertanto mi sono specializzato in shohin anche
se coltivavo alcune piante sui 30 cm.
Negli anni successivi con il Club continuavamo a fare svariate attività
e la vita sociale era molto dinamica con visite a vivai, corsi,
mostre.
Nel frattempo si formava in città un altro gruppo di appassionati
e dopo un paio d'anni riusciamo a unire le nostre forze e fondiamo
l'Amatori Bonsai Trieste. Per alcuni anni sono stato "consigliere"
prima del BCT e poi del ABT. Poi per motivi di tempo e di impegno
ho rinunciato a ricandidarmi.
Nel frattempo la mia vita scorreva e cosi' mi sono sposato, ho fatto
dei figli, tre traslochi e tutto questo "movimento" in
certi momenti è stato causa di una certa disaffezione nei
confronti delle mie amate piantine. Purtroppo causa i mille impegni
nel 1996 ero rimasto solo con meno di una decina di bonsai (e una
decina di prebonsai) che ora sono il "nucleo storico"
della mia collezione. Ma quello è stato anche l'anno della
svolta in quanto da quel momento in poi, disponendo di un giardino,
non avevo piu' limiti di spazio e con l'irrigazione automatica,
neppure di tempo (impegni famigliari permettendo).
Ma parliamo pure del mio approccio, dei miei sentimenti nei confronti
del bonsai. L'aspetto iniziale più rilevante era l'assaporare
la crescita delle piante e l'evolversi delle stagioni in un alberello
che ti sta in una mano. Nei primi anni ero chiaramente fobico, sia
per quanto riguarda le informazioni sia per la coltivazione, stressavo
le mie amate con innumerevoli interventi e non dormivo la notte
preoccupato se faceva troppo freddo, troppo caldo, se c'era il vento.
Poi per il mio interesse su religioni e filosofie ero attratto molto
dai discorsi pseudofilosofici sul bonsai. Ma negli anni questi approcci
si sono modificati, ho analizzato altri punti di vista, sono maturato,
ho cambiato idea, e ora delle sensazioni/passioni iniziali rimangono
solo quelle che considero le più positive (devo tener anche
conto del fatto che prima abitavo in centro città mentre
ora abito circondato da un bosco cresciuto naturalmente). Ora l'aspetto
principale è la sensazione di stupore inteso come meraviglia
per la contemplazione estetica delle mie piantuzze che con il passare
del tempo e delle stagioni cambia sotto i miei occhi. L'aprirsi
delle foglie del ginkgo, con quel verde tenerissimo, la fioritura
della forsizia o dei prugni, le ramificazioni dei boschi di olmo
in inverno, i licheni sulla corteccia o la forma stessa della corteccia
che matura negli anni, un pianta dopo anni di coltivazione alla
potatura e alla sua prima messa in un degno vaso, il muschio con
la rugiada del mattino, lo stupore e la soddisfazione provati durante
un trapianto alla scoperta della base che si è formata in
seguito alle mie "cure", queste sono le gioie che mi stanno
accompagnando da vent'anni e che considero altamente positive.
Da queste note capirete che sono principalmente un coltivatore,
uno che ha fatto talee, seminato, raccolto, usato tecniche varie,
sperimentato, anche se ultimamente, visto il parco piante, sono
stato costretto a malincuore a cedere/regalare per poter concentrarmi
su cosa veramente mi dà le emozioni positive e non disperdere
energia con un'attività che era diventata prettamente vivaistica
e comportava solo oneri e poche soddisfazioni. Malgrado questo non
riesco quasi mai a raggiungere nella coltivazione di una pianta
lo stadio di "pronta per una mostra importante". I motivi
possono essere principalmente due, primo sono conscio che un essere
vivente si trasforma sempre e il bonsai non e' mai finito. Secondo
nel bonsai considero prioritaria l'emozione che io provo e non la
gratificazione del giudizio positivo degli altri, anche se non mi
dispiace portare le piante alle riunioni del club o alle mostre
sociali e confrontare le opinioni di tutti.
Le latifoglie. Adoro le latifoglie. Inizialmente ho provato di
tutto, e per motivi di esposizione (o di esperienza?) le conifere
non riuscivo proprio a farle sopravvivere, ma la mia passione si
e' cementata con gli anni e principalmente continuo ad coltivare
latifoglie (anche per la variabilita' stagionale e per le fioriture).
E principalmente piante delle nostre zone o perfettamente acclimatate
nelle nostre zone. Sarà forse monotono ma non ho problemi
di coltivazione. Con essenze provenienti da altri climi ed altri
continenti ho avuto molte difficoltà di adattamento. Sarà
il microclima della zona in cui vivo o non riesco a capire le loro
esigenze. Possiedo pure alcuni ficus retusa e benjamina.
Continua la mia passione per gli shohin anche se avendone tanti
non riesco a raggiungere la "perfezione" di una volta,
ma ora coltivo anche piante fino ai 60-80 cm.
Ho pure una passione sfrenata per i vasi, che in questi anni ho
raccolto in giro. Li colleziono per la sensazione che mi danno,
per la forma, il colore, la pattina.
Non sono un legatore, uso il filo solo quando indispensabile, sono
uno "clip and grow" taglia e lascia crescere. E' piu'
lento ma specialmente nelle latifoglie si vede notevolmente la differenza
di maturità di una pianta.
Ora non mi resta che ringraziare Fabrizio, il catalizzatore del
primo gruppo di bonsaisti di tanti anni fa, e grazie ai suoi insegnamenti
ho potuto affrontare in modo lucido quell'universo inesplorato che
per me era il bonsai. Naturalmente la scuola migliore è stata
poi l'esperienza, perché per quanto uno ascolti, legga, visiti
mostre, faccia corsi, ogni situazione è diversa e una certa
sensibilità, un certo approccio, lo si acquisisce solo provando
sulla propria pelle e trovando la propria via.
Roby
rroby_ts@libero.it
PS: non leggo la posta molto frequentemente quindi non preoccuparti
se non ti rispondo subito
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