Mi chiamo Silvia Bianchi e ho cominciato ad appassionarmi ai bonsai
negli anni '80, dopo averne ammirato uno in un bel vaso smaltato blu
su un bel libro elegantemente illustrato che mi affrettai ad acquistare.
Per la serie: "Il primo bonsai non si scorda mai", il mio
primo fu una Carmona comperata ai grandi magazzini. Mai sentito parlare
di carmone e con quella, che era priva di "istruzioni per l'uso",
sbagliai assolutamente tutto: la lasciai a soffocare nella sua argilla
e la sistemai sul mio terrazzo a cucinarsi al sole. Tempo una settimana,
piangevo la sua dipartita!
Vista la mia nuova passione, coltivata con alterne vicende, nel 1990
mia madre mi convinse a partecipare ad un corso e lì, finalmente,
oltre ad imparare i rudimenti tecnici necessari ad "aggredire"
la mia prima pianta (un bellissimo ginepro), conobbi tante persone
con la mia stessa passione ed insieme decidemmo di fondare un club,
l'AGAB (Associazione Giuliana Amatori Bonsai), che in seguito divenne
l'attuale ABT (Amatori Bonsai Trieste).
Per saperne di più sugli adorati alberini, mi procurai ogni
sorta di riviste sull'argomento e da allora ho tentato di "bonsaizzare"
di tutto, dalla magnolia al pungitopo, prima di rendermi conto che
non era proprio il caso.
Attualmente ho circa 150 piante, fra bonsai e aspiranti tali (molti
di più i secondi). Preferisco di gran lunga le latifoglie che,
contrariamente alle conifere, hanno il buon senso di avvertirti che
stanno male quando sei ancora in tempo per intervenire. Purtroppo
i trofei si fanno sempre con ginepri e pini e così non vinco
quasi mai.
Mi piacciono i bonsai piccoli (mame e shohin), perché per me
il bonsai non è solo un albero in vaso ma dev'essere anche
in miniatura. Quelli che mi vengono meglio sono gli olmi e le zelkove,
praticamente indistruttibili.
Il bonsai che mi è sopravvissuto più a lungo (15 anni)
e che è ancora in salute è un piccolo acero (12 cm),
i più alti che ho sono un mirto e due ginepri (40 cm).
I miei stili preferiti sono quelli più classici: l'eretto,
formale e informale, e lo stile a scopa rovesciata. Saranno forse
banali ma a me sembrano i più naturali, quelli a cui la pianta
tenderebbe sempre, se potesse. |