Non so quanti di voi comprino la rivista Bonsai & News e quanti
leggano tutti gli articoli su di essa. Certo non è sempre facile
leggere tutta la rivista attentamente perchè oltre a pagine
interessantissime troviamo anche altre difficili, futili o non interessanti,
ma spero che non vi siate fatti scappare l'articolo
sul numero 97 di Isamu Kurita pagine 11-13. Sono solo tre
paginette occupate prevalentemente da foto ma nelle poche chiare e
semplici righe di testo presenti è racchiuso, a mio modesto
parere, il senso unico, totale, esaustivo del bonsai.
Pochi capoversi che descrivono il perchè tante persone, di
qualsiasi età ed estrazione sociale, sono attratte dal bonsai.
Quali sono i sentimenti e le aspettative che una persona ripone in
quest'arte. Arte che viene spiegata nella sua essenza. Peccato che
simili articoli, a mia memoria, non siano usciti una ventina d'anni
fa.
Invece imperversavano discorsi su magia, esoterismo, pseudo filosofie,
pace nel mondo e via dicendo. Forse era più facile proporre
questi temi per attirare le folle ma come si sa le mode vanno e vengono
e purtroppo ho constatato che questo "andazzo" ha allontanato
molti potenziali appassionati. O forse non eravamo ancora pronti a
recepire e capire taluni concetti.
Naturalmente non tutto il panorama bonsaistico italiano si identificava
in questa strada, diciamo che dei gruppi consistenti per certi periodi
dominavano le scene, ma fortunatamente ora si sono notevolmente ridotti.
Nel mio profilo bonsaistico, presente in questo sito nella sezione
profili, ho cercato di trasmettere, oltre al mio pensiero personale,
quello che Isamu Kurita ha espresso con una semplicità, un'eleganza
e una profondità che non sono riuscito neppure a sfiorare,
anche se la sentivo dentro di me e mi sforzavo di estrarla.
Nell'articolo l'autore enfatizza solamente l'aspetto "contemplativo
del prodotto finale nel momento di splendore, con la predisposizione
d'animo adatta" ma ciò costituisce, per fortuna, solo
uno degli aspetti legati all'essenza del bonsai, quello più
etereo, mistico.
L'essenza del bonsai è, a mio avviso, molteplice e una marea
di esperienze e sensazioni travolgono l'individuo mentre con una molteplicità
di atti pensa, gioisce o agisce bonsaisticamente.
Tutti atti che, a seconda della sensibilità individuale, possono
essere anche più gratificanti della contemplazione di un esemplare
al massimo splendore, nel luogo giusto e con l'animo adatto.
Atti come la ricerca, con la scoperta di paesaggi, colori, forme,
odori, o semplicemente del riposo dopo la fatica, con le lavorazioni,
i trapianti, le prime impostazioni o l'emozione della contemplazione
del lavoro finito, o solo del pensiero del suo possibile evolversi.
O il passare delle stagioni dove gemme, rametti, fiori, frutti, tronchi,
rami, radici, cortecce, licheni, muschi, colori, rugiada, neve, ragnatele
si succedono e mescolano, evolvono sulla pianta, ormai divenuta opera
d'arte.
La scoperta di altri mondi, ceramica, legno (tavolini), suiseki, kusamomo,
calligrafia, raffigurazioni artistiche con tutta la loro storia, complessità
e possibilità.
O nuovi amici.
E provare sentimenti che magari da molto tempo non si provava in forme
così intense. La soddisfazione per un premio ad una mostra,
o alle lodi di altri bonsaisti, le delusioni per la perdita di qualche
esemplare o per non esser riusciti a vincere un concorso, l'invidia
per la qualità delle piante del socio più anziano, o
magari per le capacità tecniche ed estetiche di uno appena
entrato nel club.
Tutto questo e altro ancora è l'essenza del bonsai. E questa
pluralità mi permette di gioire in diversi contesti. E nelle
fasi di stanchezza o momentanea disaffezione ritrovo subito uno o
più filoni di stimolo e sentimento.
Ma a differenza di Isamu Kurita che cita più volte il dramma
della vita, devo invece parlare di gioia della vita, quella che ci
accompagna ogni giorno, che fa parte del nostro cammino e ci porta
ad essere quello che siamo.
Nella stessa rivista ho trovato un altro punto di riflessione,
non strettamente attinente a quanto sopra ma in ogni caso collegato.
A pagina 26 un Juniperus chinensis (foto 24) viene descritto come
"un esemplare unico che non si può dimenticare.Purtroppo
è sempre più raro ammirare bonsai con un'individualità
così marcata".
Un esemplare che esce dai soliti schemi preconcetti, che esce dall'appiattimento
di forme e mode che ripropongono in mille varianti sempre gli stessi
temi. Un esemplare unico, con una individualità forte, che
magari non vincerà nessun premio, che forse sarà oggetto
di scherno da parte della massa ma che racchiude, pure lui, tutta
l'essenza del bonsai. E se quest'essenza, invece di derisione o
ostracismo incontrerà favore, potrà determinare nuove
mode o semplicemente emozioni positive.
rroby_ts@libero.it
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