|
Roberto Ravalico: LIBERATI
Che dire....dopo anni di frenetiche attività bonsaistiche, dove
il reperimento delle piante veniva fatto nei più svariati modi,
dalla raccolta, semina, talea, vivaio, ultimamente sono caduto in una
sorta di letargo per quanto riguarda il reperimento di nuove piante da
lavorare e impostare.
Disponendo di un parco piante abbastanza cospicuo e non riuscendo a gestirlo
in maniera ottimale, ho iniziato a cedere-regalare gli esemplari che non
mi fornivano nessuna emozione. Lo ho fatto specialmente alle riunioni
del club, per fornire ai nuovi "adepti" materiale facile e sicuro
su cui iniziare il loro percorso bonsaistico.
Ma per altri esemplari ho trovato una nuova strada. Da anni dispongo di
una casa sita in un bosco dove i semi trasportati dal vento e dagli uccelli
attecchiscono nei vasi di coltivazione. E durante i trapianti non riesco
a buttare le piantine cresciute spontaneamente, le rinvaso una per una
nei loro vasetti. Ho pure effettuato tutta una serie di lavori di ristrutturazione
edile e sbancamenti vari, ma dai posti interessati ai lavori ho cercato
di salvare la piante meritevoli "bonsaisticamente" o per rarità
botanica. Alla fine dei lavori ho cercato di ripristinare i luoghi nel
miglior modo possibile in maniera che la casa e le sue pertinenze siano
nuovamente integrate, senza interruzioni e armoniosamente, nel paesaggio
circostante.
Perciò alcune piante, quelle "salvate" dai lavori e quelle
cresciute spontaneamente, che non avevano o avevano perso le qualità
che ne potevano fare un bonsai, le ho reintegrate nell'ambiente naturale.
Le ho a tutti gli effetti LIBERATE.
Un corniolo sanguinea (Cornus sanguinea) che ha seccato il tronco di 5
cm di diametro, ma ha pollonato dalle radici, prugni canini (Prunus mahaleb),
nati da semi caduti dagli alberi o portati dagli uccelli, ligustri (Ligustrum
vulgare), raccolti qua e là, parecchi carpini neri (Ostrya carpinifolia),
ornielli o frassini minori (Fraxinus ornus), aceri minori o trilobi (Acer
monspessulanum) e olmi (Ulmus minor) nati da semi portati dal vento e
che, malgrado gli anni di cure e trapianti e spostamenti, presentavano
ancora i loro tronchi esili e forme indefinite, sono le piante che ho
liberato.
Le ho piantate in primavera e annaffiate saltuariamente la prima estate.
Alcune hanno attecchito alcune sono morte, ma il bosco vive di vita sua,
sopravvive chi è più forte. Sono ancora molto evidenti i
danni causati dalla siccità e dal caldo del 2003, i tronchi di
grosse querce e gruppi di carpini neri e frassini, secchi, che ora stanno
iniziando a cadere, marci alla base e con le cortecce che si staccano
a pezzi.
Ma LIBERANDO i figli del bosco mi sento più sereno, ho riportato
alla natura quanto ho prelevato, ho portato solo loro o i loro figli non
inquinando il patrimonio genetico introducendo esemplari, varietà
o specie non presenti sul territorio.
Quindi che dire......posso considerarmi un bonsaista anomalo, che non
sente colpa per aver estirpato dalla natura ma che con questo gesto ora
si sente più sollevato.
E quando tornando a casa il vento soffia sento provenire dal bosco un
sussurro: libertà.....libertà......libertà.....
Allora sorrido, è il benvenuto a casa.
Roby
rroby_ts@libero.it
Vai al profilo di
Roberto Ravalico!
|